diga di osiglia

Nella notte tra sabato 1 e domenica 2 marzo vette e vallate di quasi tutto l’arco alpino si sono ritrovate colpite da una violenta nevicata.
È una notizia, perché la neve rimasta prima di questa perturbazione era insolitamente poca per il periodo: un danno per gli impianti sciistici, ma anche per tutta l’agricoltura del Nord Italia, con fosche previsioni di siccità per la stagione estiva. Non è una notizia, d’altra parte, l’entusiasmo che la nevicata ha suscitato in molte persone, che hanno subito innalzato l’evento meteorologico a prova inconfutabile dell’inesistenza dell’emergenza climatica.

Se questo potrebbe far ben sperare, date le conseguenze che abbiamo già potuto vedere del cambiamento climatico, la verità purtroppo è un’altra. Come sappiamo dobbiamo distinguere il clima e le sue fluttuazioni dal meteo. I dati climatici sul lungo periodo raccontano di una temperatura media globale mai così alta e di una copertura nevosa che di anno in anno va assottigliandosi.

 

GIÀ, LA NEVE
Secondo il Centro Internazionale per il Monitoraggio Ambientale (CIMA) il febbraio 2024 ha registrato un deficit nevoso del -64% sul territorio nazionale, con valori del -63% per le Alpi, -61% per il Po, -52% per l’Adige, -34% per il Tevere.
Le cause sono molteplici, ma tutte legate alla fase di cambiamento climatico che interessa il pianeta: da un lato la diminuzione delle precipitazioni nei mesi invernali e dall’altro le temperature ben sopra la media stagionale che hanno anticipato lo scioglimento delle coperture nevose.
Un problema che ovviamente ha ripercussioni sulle riserve idriche di tutto il paese, con un impatto critico sui bacini fluviali, la cui portata è altamente influenzata dalla copertura nevosa e dalla sua Snow Water Equivalent (SWE), la misura internazionale usata per misurare la quantità d’acqua presente nel manto nevoso.

Ci dovremo fare l’abitudine. Il cambiamento climatico ha portato con sé una grande imprevedibilità: fenomeni meteorologici estremi si alternano a lunghi periodi siccitosi, persino il vento è cambiato e si inizia a parlare di siccità eolica.

La nevicata di inizio marzo, in questo senso, non cambierà molto le cose visto il perdurare di temperature medie molto alte anche in quota che provocheranno un rapido scioglimento del manto nevoso e un conseguente ruscellamento a valle.
Come infatti sottolineato dalla Commissione Glaciologica SAT la neve accumulatasi nei ghiacciati in questi giorni arriverebbe a circa 30 centimetri che, nelle temperature estive che abbiamo imparato a vedere negli anni scorsi, durerebbe poco più di una settimana.

Il tutto ci priverà di una delle funzioni più importanti della neve, quella di magazzino temporaneo delle (sempre più scarse) precipitazioni invernali, un magazzino da cui falde, laghi e fiumi solitamente attingono fino alla tarda primavera, inizio estate e che invece oggi risulta sempre meno capiente.

Il calo della copertura nevosa, a cascata, impatta anche sulla produzione di energia idroelettrica: corsi d’acqua, laghi e invasi con meno acqua comportano una minor produzione energetica, come abbiamo potuto osservare in prima persona anche noi di Tirreno Power nel corso della siccitosa estate del 2022.

Quest’anno sulla dorsale appenninica settentrionale in realtà è andata un po’ meglio e lo testimonia anche il veloce tasso di riempimento del lago di Giacopiane, svuotato l’estate scorsa per lavori di manutenzione: grazie alle recenti piogge il lago ha recuperato già 3,5 milioni di metri cubi d’acqua sui 4 milioni di capienza massima.

 

Lago di Osiglia

 

IL LAGO SI RIEMPIE
Segnali positivi arrivano anche dalla Val Bormida dove il Lago di Osiglia grazie alle precipitazioni delle ultime 3 settimane ha visto muoversi in modo significativo il suo livello che era fermo a 625 m slm dall’autunno scorso. Proprio oggi registriamo la misura di (circa) 633 m slm, che porta a 8 i metri guadagnati in pochi giorni.

Insomma tra le bad news, ogni tanto una bella notizia.
Ci dovremo fare l’abitudine. Il cambiamento climatico ha portato con sé una grande imprevedibilità: fenomeni meteorologici estremi si alternano a lunghi periodi siccitosi, le temperature stagionali non rispecchiano più quelle che ci saremmo aspettati, persino il vento è cambiato e si inizia a parlare di siccità eolica.

A tutto questo il modo in cui produciamo energia dovrà sapersi adattare: all’imprevedibilità dovremo sempre più opporre la pianificazione e la diversificazione delle nostre fonti energetiche. Consapevoli che le fonti rinnovabili sono il futuro, ma che devono essere affiancate da un mix energetico in grado di saper rispondere a periodi di criticità. Nevicata più, nevicata meno.