Se l’Occidente ha da più di un mese abbandonato le feste e accolto il nuovo anno, dall’altra parte del mondo c’è chi lo sta facendo in questo momento. La Cina, infatti, con il suo calendario lunisolare vede il giorno di Capodanno oscillare a seconda del novilunio tra il 21 gennaio e il 20 febbraio
Grazie alla comunità attiva in Italia e anche alle diverse attività di trasporto di merce che vengono sospese durante la grande festività, anche noi abbiamo sempre più familiarità con questo importante evento.
La festività cinese (celebrata anche in molti altri paesi orientali) dura 15 giorni e tradizione vuole che abbia il compito di scacciare il mostro Nia, che secondo la leggenda riemerge in questo periodo dalle profondità marine per divorare gli esseri umani. Fortunatamente la creatura sarebbe piuttosto timorosa, e in special modo molto spaventata dal colore rosso e dai forti rumori. Così nel periodo del Capodanno Cinese (anche chiamato Festa della Primavera) le strade, le case e le persone si colorano di rosso, mentre i cieli si illuminano e rimbombano per i caratteristici fuochi d’artificio. I giorni di festa si concludono con la folcloristica Festa delle Lanterne (rigorosamente rosse) in cui la popolazione compie una passeggiata notturna con una lanterna in mano.

Durante COP26 la Cina ha annunciato che non rinuncerà all’energia prodotta dalle centrali a carbone prima del 2030. In più la ripresa economica e l’aumento vertiginoso della domanda causata dall’attenuarsi degli effetti pandemici ha costretto la Cina a cercare sul mercato grandi quantità di gas naturale, drenando volumi di GNL e di gas proveniente dalla Russia, contribuendo all’aumento di prezzo che sta interessando l’Europa.

L’ANNO DELLA TIGRE
Quest’anno il 1° febbraio inizierà l’anno della tigre d’acqua, un segno zodiacale associato al coraggio, alla competitività e alla fiducia in se stessi. Caratteristiche che rispecchiano piuttosto bene la crescente influenza del colosso asiatico negli avvenimenti globali e in special modo in quelli che ci riguardano più da vicino, le politiche energetiche. Perché se da un lato la Cina sta investendo grandi risorse nello sviluppo di fonti rinnovabili, dall’altro non pare disposta a sacrificare la sua esuberante crescita economica abbandonando i combustibili fossili in tempi brevi.
Durante COP26, la conferenza sui cambiamenti climatici del 2021, ha infatti annunciato che non rinuncerà all’energia prodotta dalle centrali a carbone prima del 2030, e pur avendo a parole vietato la costruzione di nuovi impianti, sta continuando ad acquistare ingenti quantità di carbone sul mercato globale. In più la ripresa economica e l’aumento vertiginoso della domanda causata dall’attenuarsi degli effetti pandemici ha costretto la Cina a cercare sul mercato grandi quantità di gas naturale, drenando volumi di GNL e di gas proveniente dalla Russia, contribuendo all’aumento di prezzo che sta interessando l’Europa.
Tra l’altro, lo scorso luglio, Pechino ha anche lanciato il mercato del carbonio cinese avviando le contrattazioni per lo scambio di quote del sistema di trading delle emissioni più grande del mondo.
Al momento il mercato copre soltanto il settore energetico, non ha un tetto massimo alle emissioni e riguarda all’incirca 2.200 impianti: prossimamente si prevede che venga allargato anche ad altri settori industriali. Anche in questa versione molto limitata, comunque, ha un peso specifico enorme: a livello globale e copre già il 15% delle emissioni di CO2 prodotte in tutto il mondo.

 

TRA FOSSILI E RINNOVABILI
Nel frattempo a Pechino si continua a investire nello sviluppo di energia verde: le nuove centrali eoliche sono state nel 2020 il triplo di quelle costruite in qualsiasi altra nazione e nel dicembre 2021 è stata inaugurata nella provincia di Hebei la Fengning Pumped Storage Power Station, la centrale idroelettrica più grande del mondo, con un pompaggio da 3,6 GW, che fa il paio con la messa a regime dell’impianto fotovoltaico galleggiante da record del bacino artificiale di Dezhou, che può vantare una capacità di 320 MW.
E per non tralasciare alcuna fonte energetica, la Cina non è rimasta a guardare nemmeno sul fronte della ricerca sulla fusione nucleare: all’inizio di gennaio è trapelata la notizia che il reattore cinese HT-7U, conosciuto come EAST (Experimental Advanced Superconducting Tokamak) è riuscito a mantenere stabile il plasma ad alte temperature per ben 1056 secondi (pari a 17.6 minuti). Un altro record che fa ben sperare sul superamento dell’ostacolo principale allo sviluppo della reazione a fusione, cioè la gestione di temperature elevate in uno spazio confinato.
In conclusione, il segno della tigre d’acqua, con la sua indole da leader e la sua scarsa considerazione di ordini e imposizioni, raffigura bene il paradosso di un Paese costretto dalla sua stessa mole e dal suo stesso successo a rincorrere continuamente uno sviluppo essenziale senza curarsi troppo del suo habitat naturale, ma consapevole di avere su di sé tutti gli occhi della foresta che lo circondano. E se la tigre si dimostrerà di carta, timorosa come il mostro Nia e spaventata dalla transizione energetica, o se sarà davvero il predatore alfa capace di coniugare la sua crescita con la decarbonizzazione, solo il tempo potrà svelarlo.